LE PRINCIPALI REGOLE DA SEGUIRE IN CASO DI SINISTRO
1. Mantenere inalterato l'oggetto od il bene danneggiato e conservare ogni prova del fatto;
2. Contattare prima possibile il proprio agente di assicurazione al fine di redigere una corretta denuncia del sinistro (anche una banale inesattezza potrebbe rivelarsi importante al momento della liquidazione del danno);
3. Ricordarsi sempre che il diritto all'indennizzo assicurativo si prescrive in due anni dalla denuncia del sinistro. E' necessario, perciò, in caso di eventuali ritardi nella liquidazione del danno, inviare una formale richiesta risarcitoria (con raccomandata con ricevuta di ritorno) alla compagnia assicurativa per evitare la perdita dei propri diritti;
4. Il liquidatore quantifica l'entità del danno sulla base di una perizia svolta da un libero professionista incaricato dalla compagnia. Ricordarsi che è facoltà dell'assicurato rivolgersi ad un perito di sua fiducia qualora reputi inadeguata la somma proposta; naturalmente, questa ulteriore spesa sarà a carico dell'assicurato stesso;
5. Nel malaugurato caso di divergenze sull'entità dell'indennizzo, è sempre consigliabile rivolgersi innanzitutto al proprio agente di assicurazione, e se questo non fosse sufficiente, ad un proprio legale di fiducia; non sempre, infatti, è agevole interpretare le clausole delle polizze assicurative, ad esempio la clausola cosiddetta "arbitrale" che sottrae la soluzione della controversia all'Autorità Giudiziale per affidarla ad un collegio di "arbitri";
6. Il buon "prodotto assicurativo" non sempre è fornito da quelle compagnie assicurative che puntano all'acquisizione del cliente attraverso prezzi al di sotto del mercato; la fase della "liquidazione" dell'indennizzo dovuto è la cartina di tornasole che permette all'assicurato di verificare la convenienza del prodotto acquistato e la serietà dell'agente che ha proposto la polizza.
Normalmente le polizze per l'abitazione sono contratti multigaranzia che comprendono diverse sezioni. Le principali sono: incendio e danni ai beni; furto; responsabilità civile; tutela legale; rottura cristalli. Qualora non interessasse una polizza multirischi, è comunque possibile richiedere una polizza specifica per il singolo rischio, valutando con attenzione quale canale distributivo offra questa possibilità: le offerte standardizzate dei canali diretti e online sono di regola meno modulabili di quelle intermediate. In ogni caso, dal recepimento della direttiva europea sulla distribuzione assicurativa l'intermediario è tenuto a rilevare le richieste e le esigenze del contraente e a proporre un contratto coerente con esse, e la documentazione precontrattuale è ora affidata ai documenti informativi standardizzati (DIP e DIP aggiuntivo), che hanno sostituito il vecchio fascicolo informativo.
La garanzia da "acqua condotta" è spesso causa di spiacevoli equivoci. Innanzitutto essa non va confusa con la garanzia che copre la "responsabilità civile" dell'assicurato nei confronti dei propri vicini di casa. Questa, infatti, copre i soli danni provocati al fabbricato dell'assicurato -e/o al suo contenuto (quadri, parquet, pitturazione)- dalla rottura accidentale di impianti termici ed idraulici che si trovano all'interno della struttura muraria. Detta garanzia non deve essere altresì confusa con la "ricerca e ripristino del danno" che è quella copertura che risarcisce le spese necessarie per la ricerca delle cause del danno (ad es. la demolizione del muro) ed il suo ripristino allo stato originario (intonaci).
La regola proporzionale, prevista dall'articolo 1907 del Codice Civile, richiede che il capitale assicurato non sia inferiore al valore effettivo dei beni assicurati al momento del sinistro. Semplificando: se il valore dell'immobile è di 300.000 euro ma il cliente, per ridurre il costo del premio, ne dichiara e assicura soltanto 150.000, in caso di sinistro parziale con un danno effettivo di 30.000 euro avrà diritto a un indennizzo proporzionato, pari cioè al 50 per cento del danno stesso (15.000 euro). La regola è derogabile, e molte polizze contengono clausole che ne limitano o escludono l'applicazione entro una certa soglia di scostamento: è la prima cosa da verificare nelle condizioni contrattuali.
Un sistema per evitare la regola proporzionale, oltre a quello di assicurare i propri beni per il loro effettivo valore, è quello di optare per la copertura a «primo rischio assoluto». Essa consiste nell'assicurare non tutto il valore del bene, ma solo una sua parte, quella più esposta al verificarsi del danno. Ad esempio, se nell'appartamento del signor Rossi il contenuto ha un valore complessivo di 60.000 euro, ma gran parte di esso è composto da beni difficilmente attaccabili, questi può, grazie alla copertura a primo rischio assoluto, assicurarne solo la porzione ritenuta più esposta e, per quella porzione, riceverà un indennizzo integrale. In tal modo risparmierà sul premio e, soprattutto, anche acquistando in futuro altri beni, eviterà l'applicazione dell'articolo 1907 c.c.
Spesso succede che il cliente reputi assurdo assicurare un bene di cui non è il proprietario. In realtà, proprio perché non si è proprietari dell'appartamento in cui si abita, è opportuno "coprirsi" sottoscrivendo una polizza assicurativa. L'articolo 1590 c.c., infatti, sancisce che il conduttore deve restituire la cosa al locatore nello stato medesimo in cui l'ha ricevuta. Se, pertanto, il bene di cui si è conduttori perisce o si danneggia (per incendio, esplosione, scoppio), si risponde dell'accaduto col proprio patrimonio: la copertura assicurativa che tutela in questi casi il conduttore è quella denominata "rischio locativo".
La polizza "globale fabbricati" è un contratto stipulato dall'ente condominiale per i danni che lo stesso possa provocare a terzi (terzi sono anche i condomini tra loro) e per i danni da incendio, scoppio, esplosione, delle parti comuni del fabbricato. Due esempi: a) in una giornata molto ventosa una tegola condominiale cade e danneggia un'automobile sottostante; il condominio, che è responsabile dell'accaduto, grazie alla polizza sarà rimborsato per quanto dovrà corrispondere al danneggiato b) la centrale elettrica dell'ascensore, causa un cortocircuito, s'incendia e danneggia la tromba delle scale e l'appartamento sovrastante; la polizza coprirà sia il danno alla tromba delle scale, in quanto parte comune, sia l'appartamento del singolo condomino.
La polizza globale fabbricati è un contratto che considera i condomini terzi tra loro, perciò qualora un incendio scoppiato nell'appartamento di X provochi danni all'appartamento contiguo di Y, quest'ultimo verrà sì liquidato dalla "globale fabbricati", ma il danneggiante X, potrebbe ricevere una richiesta di rimborso di quanto pagato (diritto di rivalsa); di conseguenza è consigliabile stipulare anche una polizza personale. E' da notare, inoltre, che la polizza globale fabbricati non prevede la copertura del contenuto del singolo condomino.
La polizza furto è di regola operante a condizione che vi sia stata un'effrazione visibile e constatabile: è quindi essenziale chiudere finestre e porte prima di uscire, perché altrimenti la garanzia non opera. Quando i locali siano accessibili da un'altezza modesta rispetto al suolo o da una superficie facilmente raggiungibile, le condizioni di polizza prescrivono requisiti specifici dei mezzi di chiusura: di regola robusti serramenti in legno, metallo o materia plastica rigida, oppure vetri antisfondamento, chiusi con serrature, catenacci o lucchetti manovrabili soltanto dall'interno, o ancora protetti da inferriata fissata al muro. La presenza di chiusure particolarmente efficaci o di un impianto d'allarme certificato comporta normalmente uno sconto sul premio. Trattandosi di clausole che delimitano l'oggetto della garanzia, e non di semplici raccomandazioni, vanno lette prima della stipula e non dopo il furto.
La polizza "capofamiglia" copre non soltanto la responsabilità civile del contraente, ma anche quella dei familiari iscritti nello stato di famiglia. Tale contratto copre la responsabilità degli assicurati per eventi cagionati con colpa durante il tempo libero, non durante le ore lavorative. Un esempio: se il signor Rossi lascia i propri occhiali sul tavolo del soggiorno e il signor Bianchi, possessore di una polizza capofamiglia, discutendo animatamente battendo un pugno sul tavolo, rompe accidentalmente gli stessi, il risarcimento verrà corrisposto dall'assicurazione. Facciamo invece il caso che il signor Rossi lasci i propri occhiali sopra il divano ed inviti il sig. Bianchi a sedersi; in questa ipotesi la polizza non sarà operante, per l'assenza di colpa del sig. Bianchi (questi, in realtà, non è civilmente responsabile dell'accaduto).
Non tutti quelli che sembrano infortuni in realtà lo sono! Il tennista che, dopo aver giocato per un'intera estate, lamenta improvvisamente un'immobilizzazione del gomito, ha subito un infortunio? Un magazziniere con la mansione di scaricare pesanti casse che improvvisamente soffre di un'ernia al disco, ha subito un infortunio? In entrambe le ipotesi, la risposta è no! In effetti, la nozione di infortunio comprende una lesione corporale derivante da causa fortuita, violenta ed esterna. Per fortuita s'intende provocata da fattori accidentali ed imprevedibili, indipendenti dalla volontà dell'assicurato; per violenta s'intende come causata da un'azione rapida, intensa e repentina e non da un susseguirsi di azioni nel tempo; per esterna s'intende non sorta in forma immediata all'interno del corpo (occorre cioè che la causa provenga dall'esterno del corpo).
L'invalidità permanente è la diminuzione stabile della capacità di svolgere un qualsiasi lavoro proficuo — indipendentemente dall'attività professionale svolta — e deve avere, come conseguenza economicamente valutabile, la perdita definitiva, anatomica o funzionale, di un organo o di un arto. È espressa in percentuale, correlata all'entità della perdita. Il capitale indicato in polizza corrisponde al 100 per cento di invalidità: pertanto, se il capitale è di 200.000 euro e l'invalidità permanente accertata è pari al 10 per cento, l'indennizzo corrisposto, in assenza di franchigie, sarà di 20.000 euro. Il grado di invalidità si determina applicando la tabella richiamata dal contratto: le polizze rinviano di regola alla tabella allegata al testo unico INAIL, mentre altre adottano tabelle elaborate in ambito associativo, meno favorevoli all'assicurato. Va infine chiarito un equivoco frequente: le tabelle previste dagli articoli 138 e 139 del Codice delle assicurazioni, che valgono per il danno biologico da responsabilità civile, non si applicano all'assicurazione privata contro gli infortuni, dove opera soltanto la tabella pattuita in polizza.
È in uso applicare una franchigia sulla garanzia di invalidità permanente, per evitare il pagamento delle micro-invalidità che farebbero lievitare il costo del premio. Di regola la percentuale della franchigia varia a seconda dell'ammontare del capitale assicurato. Ad esempio, su un capitale di 500.000 euro le franchigie potrebbero essere così strutturate: sui primi 200.000 euro franchigia fissa del 3 per cento; sui successivi 200.000 euro franchigia fissa del 5 per cento; sui rimanenti 100.000 euro franchigia fissa del 10 per cento. Se l'assicurato subisce un'invalidità permanente del 15 per cento, l'indennizzo si calcola per scaglioni: sui primi 200.000 euro (15% − 3% = 12%) l'indennizzo è di 24.000 euro; sullo scaglione successivo (15% − 5% = 10%) è di 20.000 euro; sull'ultimo (15% − 10% = 5%) è di 5.000 euro, per un totale di 49.000 euro. Va distinta da questa la franchigia «relativa», che invece non si detrae ma opera come soglia: superata la percentuale, l'indennizzo è dovuto per intero.
A differenza dalla copertura per invalidità permanente che fa riferimento alla capacità lavorativa generica dell'assicurato, indipendentemente dall'attività effettivamente svolta, la garanzia per inabilità temporanea copre, attraverso il pagamento di una diaria giornaliera predeterminata, le conseguenze di un infortunio che producano una incapacità totale o parziale dell'assicurato ad attendere temporaneamente alle sue occupazioni professionali dichiarate in polizza.
La diaria da inabilità temporanea ha la finalità di garantire comunque un importo di denaro all'assicurato che lamenta una perdita economica a seguito di infortunio. Poiché normalmente il dipendente non subisce delle diminuzioni di reddito in conseguenza di infortuni temporanei, questo tipo di garanzia non viene prestata in quanto si tratterebbe di una sorta di "indebito arricchimento" per l'assicurato. Ovviamente per quelle categorie di dipendenti per le quali una perdita economica invece sussiste, la diaria sarà quantificata al momento della stipula della polizza.
Dichiarare gli infortuni già subiti e pretendere che l'assicuratore li trascriva in polizza è una regola aurea; non seguirla significa, la maggior parte delle volte, perdere in tutto o in parte il diritto all'indennizzo. Il Codice Civile, agli articoli 1892 e 1893, distingue due situazioni. Se le dichiarazioni inesatte o le reticenze sono state rese con dolo o con colpa grave, l'assicuratore può chiedere l'annullamento del contratto entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza, e se il sinistro si verifica prima che quel termine sia decorso non è tenuto a pagare la somma assicurata. Se invece non vi è stato dolo né colpa grave, il contratto non è annullabile ma l'assicuratore può recedere, e in caso di sinistro la somma dovuta è ridotta in proporzione alla differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato conoscendo il vero stato delle cose. La differenza non è teorica: quando la reticenza non raggiunge la soglia della colpa grave l'indennizzo non si perde, si riduce.
Nella pratica assume rilievo decisivo il questionario sottoposto al contraente: ciò che l'assicuratore non ha chiesto difficilmente potrà essergli opposto come reticenza, mentre la risposta inesatta a una domanda specifica e chiara è il terreno naturale dell'art. 1892 c.c. Resta l'esempio consueto: chi sottoscrive una polizza infortuni già sofferente a un ginocchio per un precedente sinistro, se ha dichiarato quell'infortunio avrà diritto alla differenza tra l'invalidità attuale e quella preesistente; se nulla ha dichiarato, si apre l'alternativa tra annullamento e riduzione secondo le regole appena viste.
Il premio assicurativo è commisurato al rischio, quindi è sempre necessario dichiarare al proprio assicuratore i propri hobbies e/o sports, qualora essi siano particolarmente rischiosi. Ad esempio, è evidente che il rischio d'infortunio per un impiegato dattilografo è particolarmente basso e di conseguenza il premio della sua polizza; se questi, però, durante il tempo libero si diletta col deltaplano, ovviamente il rischio-polizza cambia completamente. E' da sottolineare che in questo caso, non dichiarare la verità, comporta la non copertura assicurativa durante la pratica di questi svaghi.
Di regola le fasciature di un arto vengono considerate alla stessa stregua dell'ingessatura, ma ciò unicamente nel caso in cui esse siano rigide ed inamovibili (rimovibili solo con intervento ambulatoriale). Conseguentemente, il tradizionale collare "a strappo" non può essere paragonato ad una "ingessatura".
La polizza r.c.t. è quel contratto volto a tenere indenne l'assicurato di quanto egli sia tenuto a pagare a un terzo a titolo di risarcimento danni per essere incorso in responsabilità civile nei suoi confronti (art. 1917 c.c.). Può coprire la responsabilità contrattuale dell'assicurato, quella extracontrattuale, ovvero entrambe. Sono per legge esclusi dalla copertura i danni derivanti da fatti dolosi dell'assicurato, mentre la colpa, anche grave, resta assicurabile salvo diversa pattuizione.
La nozione di terzo non è definita dalla legge ma dalle condizioni di polizza, e va quindi letta nel singolo contratto. Nella formulazione più diffusa sono terzi tutte le persone diverse dall'assicurato, a eccezione: a) del coniuge, della parte dell'unione civile, del convivente, dei genitori, dei figli, dei fratelli e di ogni altro parente o affine convivente con l'assicurato; b) dei dipendenti le cui prestazioni sono connesse alla situazione o alla cosa da cui può derivare la responsabilità; c) dei soci a responsabilità illimitata, se l'assicurato è una società, e delle persone che con essi si trovino nei rapporti di cui alla lettera a). Poiché si tratta di esclusioni convenzionali, nel dubbio la clausola si interpreta nel senso più favorevole al contraente (art. 1370 c.c.).
Il rischio è la possibilità che si verifichi un evento dannoso, e contiene in sé l'elemento dell'incertezza. Se il rischio non esiste, o non esiste più, il contratto è nullo (art. 1895 c.c.): è chiaro perciò che se il danno è certo, ad esempio perché già verificatosi, non c'è rischio e la polizza non opera. Se invece il rischio cessa dopo la conclusione del contratto, questo si scioglie per il futuro, con diritto dell'assicuratore ai premi fino al periodo in corso (art. 1896 c.c.).
La polizza r.c.o. copre il datore di lavoro dall'azione di regresso dell'INAIL e dalla domanda del dipendente per il danno non coperto dall'assicurazione obbligatoria. Quando un dipendente dell'assicurato subisce un infortunio in occasione di lavoro, l'INAIL eroga al lavoratore le proprie prestazioni; se il fatto è addebitabile al datore di lavoro, l'Istituto agisce poi in regresso nei suoi confronti per il recupero di quanto corrisposto. La polizza r.c.o. copre questo rischio, oltre alla pretesa del lavoratore per la parte di danno che l'indennizzo INAIL non ristora — il cosiddetto danno differenziale e il danno non patrimoniale — che è oggi la componente economicamente più rilevante del contenzioso. Resta inteso che la copertura presuppone la regolarità dell'assicurazione obbligatoria.
La polizza r.c. professionale è caratterizzata da tre fondamentali strumenti assicurativi. Il primo, cosiddetto "rischi diversi", contempla l'eventualità di danno a persona e a cose riconducibile sia alla responsabilità contrattuale che a quella extracontrattuale (conduzione locali-uffici). A questa categoria, appartengono per esempio le polizze dei progettisti e dei direttori dei lavori che includono danni alle opere e danni alle persone. Il secondo, riguarda fondamentalmente l'ipotesi di danni patrimoniali, cioè quei danni che avvengono senza danneggiamento fisico di cose e lesioni a persona e, quindi, garanzie che restano nell'ambito della responsabilità contrattuale, in riferimento agli atti della mera specifica professionalità. Il terzo, infine, concerne la responsabilità del professionista nei confronti dei propri dipendenti (R.C.O). Molto spesso, la copertura comprende la responsabilità "vicaria" che incombe sull'assicurato per fatto degli ausiliari e dei dipendenti, cui possono essere demandati incarichi da parte del professionista.
A questo quadro vanno oggi aggiunti due elementi. Il primo è l'obbligo assicurativo: per i professionisti iscritti ad albi la copertura della responsabilità civile professionale è obbligatoria, e il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell'incarico, gli estremi della polizza e il massimale. Per gli avvocati l'obbligo è disciplinato dalla legge professionale e dal decreto ministeriale che ne ha fissato le condizioni essenziali; per gli esercenti le professioni sanitarie e per le strutture provvede la legge sulla sicurezza delle cure.
Il secondo è la clausola «claims made», oggi presente nella quasi totalità delle polizze professionali, che lega l'operatività della garanzia non al momento in cui il fatto è stato commesso ma a quello in cui la richiesta di risarcimento è pervenuta all'assicurato. Le Sezioni Unite hanno chiarito che tale modello è lecito e rientra nel tipo dell'assicurazione contro i danni, costituendo una deroga consentita all'art. 1917, primo comma, c.c., e che non ha carattere vessatorio perché delimita l'oggetto del contratto e non la responsabilità dell'assicuratore (Cass. civ., Sez. Un., 24 settembre 2018, n. 22437, che ha superato l'impostazione fondata sul giudizio di meritevolezza di Cass. civ., Sez. Un., 6 maggio 2016, n. 9140). Il controllo del giudice non è però escluso: si è spostato sulla causa in concreto del singolo contratto, con possibile nullità anche parziale e integrazione secondo il principio di adeguatezza allo scopo pratico perseguito, oltre che sulla responsabilità precontrattuale dell'intermediario e sulla conformazione delle clausole abusive. Il punto da verificare prima di firmare è sempre lo stesso: l'ampiezza della retroattività della garanzia e la presenza di un periodo di ultrattività dopo la cessazione dell'attività, perché è nei vuoti di copertura che si consumano i danni più gravi.
Molte polizze attribuiscono all'assicuratore la facoltà di recedere dal contratto dopo la denuncia di un sinistro, entro i termini e con il preavviso fissati nelle condizioni contrattuali. La clausola è in linea di principio ammessa, ma non è incondizionata. Quando il contraente è un consumatore, una clausola che riconosca il diritto di recesso al solo professionista si presume vessatoria ai sensi del Codice del consumo, e in tal caso è nulla; la reciprocità del diritto di recesso è dunque il requisito su cui concentrare la verifica. Le stesse Sezioni Unite che si sono pronunciate sulle clausole claims made hanno del resto indicato il recesso dell'assicuratore in caso di denuncia del sinistro come esempio di clausola suscettibile di conformazione in quanto abusiva (Cass. civ., Sez. Un., 24 settembre 2018, n. 22437). Per l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile auto vale poi una regola speciale: il contratto ha durata annuale, è privo di tacito rinnovo e cessa alla scadenza, salvo il periodo di tolleranza previsto dalla legge (art. 170-bis del Codice delle assicurazioni).
Per commisurare il premio al rischio effettivamente sopportato dalla compagnia assicurativa, questo viene legato a dei parametri oggettivi che variano a seconda della tipologia dell'attività coperta. Ad esempio il parametro per un libero professionista potrà essere il fatturato; per una cooperativa, potrà essere il numero dei soci; per una società nautica, il numero degli affiliati. Al momento della stipulazione del contratto, il parametro viene fissato ad un determinato tetto ed a questo viene commisurato il premio; se alla fine dell'anno tale limite viene superato, l'assicurato dovrà versare un ulteriore importo ("fare il conguaglio"), che sarà pari alla differenza tra il livello effettivamente raggiunto e quello preventivato.
Nell'assicurazione della responsabilità civile la regola generale resta quella dell'assenza di azione diretta: il danneggiato deve rivolgere la domanda risarcitoria al responsabile, il quale potrà chiedere al proprio assicuratore di pagare direttamente il terzo o di essere rimborsato di quanto pagato (art. 1917, secondo comma, c.c.).
Le eccezioni sono però oggi due, e non più una sola. La prima è l'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile auto, dove il danneggiato ha azione diretta nei confronti dell'assicuratore. La seconda, introdotta dalla legge sulla sicurezza delle cure e sulla responsabilità sanitaria, riguarda i danni derivanti dall'attività sanitaria: il danneggiato può agire direttamente nei confronti dell'impresa che assicura la struttura o l'esercente la professione sanitaria, nei limiti del massimale e con la possibilità per l'assicuratore di opporre soltanto le eccezioni tipizzate dalla legge. L'operatività di questa azione era subordinata all'entrata in vigore del regolamento sui requisiti minimi delle polizze, intervenuta il 16 marzo 2024, con un periodo di ventiquattro mesi per l'adeguamento dei contratti scaduto il 16 marzo 2026. Nella fase transitoria la giurisprudenza di merito si è divisa, e numerose pronunce hanno dichiarato inammissibile la domanda diretta proposta contro assicuratori con polizze non ancora adeguate; esaurito il termine di adeguamento, l'azione va considerata esperibile, ferma la necessità di verificare caso per caso i limiti opponibili.
Spesso il cliente preferisce assicurarsi con franchigie esigue, a discapito dell'ammontare del massimale, onde poter risparmiare sul costo del premio. In realtà, un buon ed esperto assicuratore deve consigliare al proprio cliente di stipulare una polizza strutturata in maniera diametralmente opposta. Non bisogna dimenticare, infatti, che i contratti assicurativi sono tanto più utili quanto più sono in grado di tutelare il patrimonio dell'assicurato da eventi negativi di un certo rilievo. È indiscutibile che un danno quantificabile in 500 euro, pur seccante, non intacca in maniera evidente il patrimonio dell'assicurato; ben altre conseguenze può comportare, invece, una richiesta risarcitoria milionaria. È consigliabile perciò stipulare contratti con franchigie medio-alte per limitare il costo del premio, ma garantirsi massimali che possano coprire ogni evento, anche il più catastrofico.
Il sistema pensionistico pubblico italiano è passato dal calcolo retributivo a quello contributivo: la pensione dipende oggi dai contributi effettivamente versati e dall'età al pensionamento, e i requisiti di accesso sono periodicamente adeguati alla speranza di vita. Per chi ha una carriera discontinua, un reddito da lavoro autonomo o un ingresso tardivo nel mercato del lavoro, il divario tra l'ultima retribuzione e la prima pensione è destinato a essere significativo. È questo, e non un presunto collasso del sistema, il motivo per cui conviene valutare una forma di previdenza complementare.
Gli strumenti disponibili sono i fondi pensione negoziali, i fondi aperti e i piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP), tutti disciplinati dalla normativa sulla previdenza complementare e vigilati dalla COVIP. Rispetto a un investimento libero presentano tre vantaggi propri: la deducibilità dei contributi dal reddito entro un limite annuo, fissato dalla legge di bilancio per il 2026 in 5.300 euro, elevato per i lavoratori di prima occupazione; una tassazione dei rendimenti più favorevole di quella ordinaria sulle rendite finanziarie; e soprattutto una tassazione della prestazione finale con ritenuta a titolo d'imposta del 15 per cento, che si riduce dello 0,30 per cento per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9 per cento dopo trentacinque anni. Il rovescio della medaglia è il vincolo: la prestazione è di regola accessibile al momento del pensionamento, e riscatti e anticipazioni sono ammessi soltanto nei casi previsti dalla legge, con un trattamento fiscale meno favorevole.
Quanto alle tutele spesso enfatizzate in sede di collocamento, due precisazioni sono necessarie. Le somme dovute dall'assicuratore non sono aggredibili dai creditori dell'assicurato (art. 1923 c.c.), ma la Corte di cassazione ha chiarito che si tratta di norma eccezionale, derogatoria dell'art. 2740 c.c., applicabile soltanto ai contratti che abbiano effettiva funzione previdenziale: non vi rientrano le polizze in cui il rischio dell'investimento grava integralmente sul contraente e manca un rischio demografico reale (Cass. civ., sez. I, 12 febbraio 2024, n. 3785). E la designazione del beneficiario attribuisce a quest'ultimo un diritto proprio, che non transita per l'eredità (art. 1920 c.c.): il trattamento dei premi versati nei rapporti tra coeredi è però questione distinta, da esaminare caso per caso.
La distinzione di fondo è tra gestioni a capitale garantito e gestioni il cui rendimento dipende dall'andamento dei mercati. Nella prima famiglia stanno le tradizionali polizze a gestione separata: i premi confluiscono in un patrimonio distinto da quello della compagnia, investito in modo diversificato con i limiti e i vincoli posti dalla normativa di settore, e il contratto riconosce di regola un rendimento minimo garantito. Nella seconda stanno le gestioni collegate a fondi interni o a quote di organismi di investimento, dove il risultato dipende dal comparto prescelto e il rischio resta in capo all'aderente. La vigilanza sulle imprese di assicurazione è esercitata dall'IVASS, istituito nel 2013 in sostituzione dell'ISVAP; sulle forme pensionistiche complementari vigila la COVIP.
Va aggiunto che la vigilanza non equivale a una garanzia di risultato: il suo compito è assicurare la sana e prudente gestione dell'impresa e la correttezza nei confronti della clientela, non eliminare il rischio dell'investimento.
Le unit linked sono polizze vita nelle quali i premi non confluiscono in una gestione separata, ma sono investiti in quote di fondi interni o di organismi di investimento collettivo: la prestazione dipende dal valore di quelle quote e il rischio dell'investimento è di regola a carico dell'assicurato, che può perdere parte o tutto il capitale versato. Esistono versioni pure, parzialmente garantite e integralmente garantite.
Due precisazioni di rilievo pratico. La prima riguarda la qualificazione del contratto: la Corte di cassazione ha affermato che le polizze linked hanno causa mista, finanziaria e assicurativa, e che per potersi dire contratti di assicurazione sulla vita devono presentare una componente demografica concreta, cioè un rischio effettivamente assunto dall'impresa; in mancanza, la qualificazione assicurativa viene meno con le conseguenze del caso (Cass. civ., 5 marzo 2019, n. 6319). Su questo presupposto si innesta il tema dell'impignorabilità di cui si è detto alla voce precedente: un capitale minimo garantito inesistente o irrisorio non integra un rischio demografico reale, e l'art. 1923 c.c. non opera (Cass. civ., sez. I, 12 febbraio 2024, n. 3785). La seconda riguarda la disciplina applicabile: le unit linked rientrano tra i prodotti di investimento assicurativo, soggetti alle regole europee sulla distribuzione assicurativa e sull'informativa precontrattuale, che impongono la consegna di un documento informativo standardizzato con l'indicazione dei costi complessivi e degli scenari di rendimento, e la valutazione di coerenza del prodotto rispetto alle richieste ed esigenze del contraente.
Le index linked sono polizze vita il cui rendimento è agganciato a un indice, di regola di borsa. Nella struttura più diffusa il premio, versato in unica soluzione, veniva impiegato per acquistare un'obbligazione senza cedola e un'opzione sull'indice prescelto, in modo da combinare un rendimento derivante dalla differenza tra prezzo di emissione e prezzo di rimborso del titolo e un rendimento aggiuntivo legato all'andamento dell'indice; la durata era definita, di norma tra i cinque e i dieci anni.
Qui è necessaria una correzione importante rispetto a come questi prodotti venivano presentati. Il rendimento dell'obbligazione sottostante non è un rendimento «minimo certo»: dipende dalla solvibilità dell'emittente del titolo, e i dissesti bancari del 2008 hanno mostrato che l'insolvenza di quell'emittente si traduce nella perdita del capitale per l'assicurato, senza che la compagnia risponda del rimborso. Proprio dopo quella esperienza la normativa di settore ha introdotto vincoli stringenti su questi contratti, e il collocamento di nuove polizze index linked da parte delle imprese italiane si è pressoché arrestato: chi ne detiene una, di regola, l'ha sottoscritta molti anni fa. Per queste posizioni il tema non è più l'opportunità dell'acquisto, ma la verifica di come il prodotto fu presentato al momento della sottoscrizione.
La valutazione non può essere fatta per categorie di età. Un prodotto il cui rendimento dipende dall'andamento dei mercati è adatto a chi disponga di un orizzonte temporale lungo, di una capacità di sopportare perdite anche rilevanti e di una comprensione effettiva del meccanismo e dei costi; non è adatto a chi cerchi la conservazione del capitale o una rendita prevedibile. È del resto la stessa normativa sulla distribuzione assicurativa a imporre all'intermediario di raccogliere queste informazioni e di proporre un contratto coerente con esse, a prescindere dall'età del cliente.
Il tasso tecnico è il rendimento minimo che la compagnia riconosce in via anticipata nel calcolo della prestazione, e che quindi garantisce per l'intera durata del contratto. Il suo livello massimo non è libero: è fissato dalla normativa di vigilanza e, seguendo l'andamento dei tassi di mercato, è stato nel tempo ridotto più volte. La forbice indicata in passato non è più attuale: il tasso effettivamente applicato va letto nelle condizioni contrattuali del singolo prodotto.
Dipende dal prodotto. Una gestione separata con capitale e rendimento minimo garantiti ha una funzione essenzialmente di risparmio vincolato, destinato a integrare la pensione pubblica. Una gestione collegata a fondi, invece, è a tutti gli effetti un investimento, con il rischio che ne consegue, e come tale va valutata. La denominazione commerciale del contratto non è un criterio affidabile: ciò che conta è chi sopporta il rischio e se esiste una garanzia.
Il Codice Civile impone all'assicurato di dare avviso del sinistro all'assicuratore entro tre giorni da quello in cui il sinistro si è verificato o l'assicurato ne ha avuto conoscenza, salvo il termine diverso previsto in polizza, e di fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno. L'inosservanza dolosa dell'obbligo fa perdere il diritto all'indennizzo; l'inosservanza colposa consente all'assicuratore di ridurre l'indennizzo in ragione del pregiudizio sofferto. È quindi un termine la cui violazione, nella maggior parte dei casi, non azzera il diritto ma lo espone a una contestazione: conviene denunciare subito e per iscritto, conservando prova dell'invio, anche quando non si sia ancora in grado di quantificare il danno.
I diritti derivanti dal contratto di assicurazione si prescrivono in due anni dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui il diritto si fonda, con la particolarità, per l'assicurazione della responsabilità civile, che il termine decorre dal giorno in cui il terzo ha chiesto il risarcimento all'assicurato o ha promosso contro di lui l'azione. Il termine, che per le assicurazioni diverse da quella sulla vita era di un anno fino alla riforma del 2008, non va confuso con quello di prescrizione del diritto al risarcimento verso il danneggiante, che segue regole proprie. Nelle assicurazioni sulla vita il termine è più lungo, ed è previsto un meccanismo di devoluzione delle somme non reclamate a un fondo pubblico.
Dipende dal modello di copertura. Nelle polizze costruite secondo il modello tradizionale, detto loss occurrence, conta il momento in cui si è verificato il fatto dannoso: se è avvenuto durante la vigenza del contratto la garanzia opera, anche se la richiesta del terzo arriva dopo. Nelle polizze claims made, oggi largamente prevalenti nel ramo della responsabilità professionale, conta invece il momento in cui la richiesta di risarcimento è pervenuta: un fatto commesso durante la vigenza del contratto può restare scoperto se la richiesta arriva dopo la scadenza e la polizza non prevede un periodo di ultrattività. È il cosiddetto vuoto di copertura, che si verifica tipicamente al cambio di compagnia e alla cessazione dell'attività. La legittimità del modello non è in discussione, ma il contratto resta soggetto al controllo del giudice sotto il profilo della causa in concreto e della buona fede, e l'intermediario che non abbia illustrato il meccanismo può risponderne.